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Evitare l’olio di palma?

Perché nella pubblicità compare sempre più spesso l'avvertenza "non contiene olio di palma"?

  • 7 settembre 2016
  • Autore: italiabio
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Evitare l’olio di palma?
Sempre più spesso nella pubblicità dei prodotti da forno compare l’avvertenza “non contiene olio di palma”. Cosa è successo? 

Le preoccupazioni dei consumatori per i rischi conseguenti alla produzione e all’utilizzo dell’olio di palma hanno costretto molti produttori a modificare le loro ricette e a eliminare questo ingrediente, che negli ultimi dieci anni ha registrato un vero e proprio boom, in sostituzione di burro e margarina.
Pur essendo un ingrediente altamente diffuso, non era sempre facile da individuare, poiché nelle etichette dei prodotti veniva compreso nella più generica voce ‘grassi vegetali‘.
Lo si può trovare in moltissimi prodotti da forno (pane, cracker, biscotti, merendine), ma anche in creme di vario tipo sia salate che dolci, negli omogeneizzati e altri prodotti per bambini, nonché in diversi cibi pronti sia secchi che congelati. E’ utilizzato anche nei prodotti cosmetici, per la cura del corpo e la pulizia della persona, quali saponi, creme e shampoo.
Alla fine del 2014, con l’entrata in vigore di un nuovo regolamento dell’Unione europea con cui si sono rese più trasparenti le etichette alimentari, si è dovuto dichiarare anche la presenza dell’olio di palma ed è emerso il massiccio impiego che si stava facendo di questo ingrediente.
Circa l’80 per cento dell’olio di palma prodotto viene utilizzato nell’industria alimentare.

Possiamo affermare che questo ingrediente è funzionale alla produzione di tipo industriale degli alimenti e al modello distributivo incentrato sulla GDO.
Perché? Questo olio vegetale trova i suoi punti di forza nei bassi costi di produzione, nell’essere insapore, nella versatilità e nella maggior resistenza alle temperature, ai processi ossidativi e di irrancidimento, senza richiedere particolari accorgimenti nel packaging, che può essere  semplice e poco costoso.

Quali le obiezioni al suo utilizzo? 

Una di tipo ecologico: gran parte delle bellissime e intricate foreste pluviali del sud-est asiatico sono andate perse negli ultimi anni per far posto alle coltivazioni di palma da olio, in seguito al costante aumento della domanda da parte delle aziende alimentari. 
L’abbattimento di porzioni sempre più ampie di verde aumenta anche la produzione di gas responsabili dell’effetto serra. Le foreste, ricche di ossigeno, sono fondamentali per limitare le sostanze inquinanti nell’aria. Anche i consumi d’acqua, di fertilizzanti, di pesticidi aumentano per via delle piantagioni di palma da olio. Lo stesso Governo indonesiano ammette che l’85% delle emissioni di gas serra deriva proprio dal cambiamento dell’uso del suo suolo, ossia dalla deforestazione. Il global warming è dunque in parte riconducibile all’invasione delle piantagioni di palma da olio.
Una scelta che, inoltre, ha creato gravi problemi sulla conservazione della biodiversità, con alcune specie animali a rischio di estinzione per la forte riduzione del numero di esemplari in conseguenza degli stravolgimenti del loro habitat e dell’intero sistema botanico. Il tutto non è certo andato a beneficio delle popolazioni locali, che, oltre a perdere il loro millenario habitat, in cui si procuravano il cibo in armonia con l’eco-sistema di cui facevano parte, diventano forza-lavoro senza diritti, impiegate dalle multinazionali agro-alimentari per lavorare nelle piantagioni di palma da olio in condizioni di sfruttamento.

Altre obiezioni sono riferibili a problemi di sicurezza alimentare in relazione a due questioni: la prima sull’eccessivo contenuto di grassi saturi e la seconda sui residui potenzialmente tossici conseguenti ai processi di  raffinazione industriale.
In proposito, il 3 maggio 2016, si è pronunciata anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). E’ stato pubblicato un dossier che conferma i possibili rischi sulla salute connessi ad alcune sostanze potenzialmente cancerogene che si formano durante la raffinazione ad alte temperature (200°) degli oli vegetali, tra cui anche (ma non solo) l’olio di palma. L’Efsa ha messo in relazione il rischio per la salute alle quantità di contaminanti consumate quotidianamente, concentrando soprattutto l’attenzione sui più giovani. La questione riguarda gli oli vegetali nel loro complesso, le margarine e altri prodotti alimentari ma soprattutto l’olio di palma. Questo ultimo è finito nel mirino perché contiene quantità nettamente più elevate di queste sostanze potenzialmente nocive rispetto agli altri ingredienti citati.
Dopo la spremitura, l’olio di palma grezzo viene raffinato con processi industriali per ridurne anche il grado di acidità. Subisce fasi industriali di deodorazione, decolorazione e neutralizzazione che ne modificano le caratteristiche iniziali.

Consumarlo, non consumarlo? Qualche consiglio: 

Scegliamo un’alimentazione varia ed equilibrata, privilegiando i prodotti biologici, freschi e di stagione, il meno manipolati possibile

Immaginiamo di fare sempre la spesa con la nostra bisavola al fianco e quello che non riconosce come cibo, lasciamolo sullo scaffale, difficilmente ci troveremo a sbagliare.

Limitiamo il consumo di alimenti confezionati ricchi di grassi, zuccheri e additivi, evitando di scegliere i prodotti con una lunga lista di ingredienti, perché rischiamo di non sapere cosa compriamo.

Limitiamo il consumo di grassi in generale, in particolare quella degli acidi grassi saturi, preferiamo il consumo di olio extra vergine di oliva;

Scegliamo il più possibile prodotti a base di olio extravergine di oliva, anche se negli scaffali dei nostri supermercati sono da cercare col lanternino (come alternativa, non rinunciamo a produrci in casa, quando si ha un po' di tempo a disposizione,  pane, biscotti, snack, ecc. con ingredienti biologici).


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Categorie: Alimentazione
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