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La crescita del Bio in Francia

L'evoluzione del comparto bio oltralpe

  • 9 aprile 2018
  • Autore: italiabio
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La crescita del Bio in Francia
Una ricerca ha evidenziato che nel 2016 l’occupazione nel settore dell’agricoltura bio aveva registrato un aumento dell’8%, continuando a crescere nel 2017, visto che in tale anno è arrivata a impegnare 1,77 milioni di ettari coltivati con questa metodologia colturale, coprendo il 6,5% della SAU

Sempre nell’ultimo anno, le produzioni di ortofrutta sono aumentate del 13% in media e le produzioni zootecniche hanno avuto una crescita rispettivamente del 23% per gli ovini da latte, del 15% per le vacche da latte e del 12% per gli avicoli.

Al 31/12/2017, le aziende agricole biologiche  erano cresciute del 14,5% rispetto al 2016, arrivando a coprire il numero di 53.940. In dieci anni, i terreni coltivati in modo biologico hanno fatto un balzo del 250%, facendo della Francia la 3° superficie bio dell’Unione Europea e la 7° a livello mondiale. Si coltivano leguminose per il 34%, erbe aromatiche e medicinale per il 18%, frutta per il 17%. Anche i prodotti dell’apicoltura hanno avuto un significativo incremento, a confermare il positivo trend complessivo del settore. 

Alla crescita importante della produzione si accompagna anche lo sviluppo del consumo di prodotti biologici: nel 2017 il mercato ha superato il valore di 8 miliardi di euro, con un aumento del 16% rispetto al 2016. Le vendite in filiera corta hanno conosciuto un grande successo con un +15% registrato in 1 anno, accompagnate da un incremento delle vendite nei negozi specializzati bio pari al 24%: il 71% dei prodotti bio coltivati in Francia sono consumati in Francia, mentre la cifra sale al 95% per i prodotti lattiero-caseari e sfiora il 100% per i prodotti di origine animale, i vini e gli alcolici. 

Secondo l’Agence Bio (una piattaforma pubblica per lo sviluppo e la promozione dell’agricoltura biologica in Francia), l’85% dei francesi pensano che promuovere l’agricoltura biologica è importante, il 26% intendono aumentare il consumo di prodotti bio, 9 francesi su 10 hanno mangiato questi prodotti almeno una volta all’anno, mentre il 16% ne mangia ogni giorno. L’81% dei francesi pensa che i prodotti biologici abbiano qualità nutrizionali migliori, il 73% pensa che abbiano un gusto migliore, mentre il 75% pensa che l’agricoltura biologica contribuisca a aumentare l’occupazione.

Ho mostrato le percentuali di queste indagini a un gruppo di persone che ho intervistato per quest’articolo e tutte sono rimaste impressionate positivamente, perché è “incoraggiante” l’apprezzamento verso il biologico dichiarato dai francesi, anche se alcuni sottolineano che “non c’è ancora abbastanza gente che mangia bio”. Forse il prezzo dei prodotti bio costituisce ancora una barriera per una scelta più convinta.

Quali sono i prodotti bio che i francesi consumano? Quando ho posto la domanda all’entourage di persone che frequento, il target compreso tra i 18 e i 30 anni mi ha indicato l’ortofrutta e le bevande, mentre le persone comprese nella fascia di età tra 30-65 anni mi ha dichiarato che compra praticamente tutto in bio. Per la fascia di età più giovane, ci sono prodotti che sono ancora troppo cari, o che non si trovano facilmente nei negozi di prossimità (formaggio, cioccolato). Per l’altra fascia di età, è solo nel pasto fuori casa che il problema esiste: non ci sono molti ristoranti che propongono un menu bio, altrimenti consumerebbero quasi esclusivamente prodotti bio.

Per quale ragione si mangia bio? Secondo le informazioni dell’Agence Bio, e anche secondo le mie indagini, tutte le fasce di età scelgono il bio soprattutto per difendere l’ambiente, la salute e per promuovere l’agricoltura francese, ma anche per rispettare il benessere animale, la qualità e il gusto. Quelli che  non mangiano bio lo fanno per questioni di prezzo o perché non sono abituati (età 18-30 anni). Quando ho chiesto da quanto tempo mangiano bio, i più giovani dicono che lo fanno sin da bambini, mentre i più adulti lo fanno da oltre 35 anni.

I francesi stanno cambiando abitudini di consumo: preferiscono i prodotti di stagione, freschi e sono più attenti a evitare gli sprechi. Il 40% della popolazione è consapevole degli effetti nefasti dell’agroindustria, dell’impatto degli imballaggi e dei rifiuti sull’ambiente; il 30% sceglie prodotti locali, equi e etici con l’obiettivo di promuovere  l’agricoltura sostenibile e ridurre l’impatto ambientale. Molte delle persone che ho intervistato si considerano consumatori responsabili, sostengono l’agricoltura bio, dunque rispettano l’ambiente, ma privilegiano anche il buon cibo e la convivialità.

E’ da sottolineare come le nuove abitudini puntino a contenere il consumo di carne, tanto che è stata coniata una nuova parola per definire questo fenomeno: flexitariani. Si stima  che il 32% dei francesi abbia adottato questo stile alimentare per diverse ragioni: per evitare l’inquinamento, per privilegiare una dieta più sana (per diminuire i problemi sanitari), per ridurre il consumo di acqua (1kg di manzo = 15 000 lt di acqua!). Ma una delle ragioni principali, se non la prima, è quella di rispettare gli animali e favorire il loro benessere.

Flexitariani: il nuovo stile di consumo per il futuro?

Thémis Facon

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