ItaliaBioNews

Nuove parole per l’agricoltura biologica

Interessanti provocazioni ci giungono dai “Colloqui di Correns”

  • 11 giugno 2018
  • Autore: italiabio
  • Numero di visite: 96
  • 0 Commenti
Nuove parole per l’agricoltura biologica
Interessanti provocazioni ci giungono dai “Colloqui di Correns”


Chiudete gli occhi, immaginate di trovarvi in Provenza, all’interno di un borgo medievale dominato dal suo “castello”, con le case di pietra costruite intorno, vasi di fiori alle finestre e ai lati delle porte, di color pastello come solo negli antichi borghi potete trovare. Vie lastricate che si incrociano… alzate gli occhi e guardate oltre i tetti delle case … potete scorgere piante di ulivo e i vigneti, lo splendido patrimonio del villaggio, circondati da boschi di conifere. 

Siamo alla fine del mese di maggio, all’ora del tramonto, le rondini, numerose, garriscono e sfrecciano veloci sullo sfondo del cielo azzurro. Il frinire delle cicale non è ancora iniziato in questa primavera che tarda a affermarsi, ma ci pensano i grilli a anticipare il gracidare delle rane, che poi, a tratti, sovrasta il suono leggero dell’acqua che scorre. Nell’aria il dolce odore di terra calda… Voi siete lì, vi sedete in una terrazza sul limitare di una vigna con un calice in mano, sorseggiando e degustando prima un vino bianco, fruttato e fresco, poi un rosé di quelli che solo la Provenza ti sa offrire…

Suggestioni per una cartolina di promozione turistica? No, sono a Correns, il piccolo comune che è diventato famoso per aver convertito all’agricoltura biologica i suoi vignerons - il Sindaco in testa, anche lui produttore di ottimi vini - e per essere diventato il 1° Village Bio della Francia. 

Dopo più di vent’anni che il territorio ha deciso di passare al Bio, i risultati si vedono anche a occhio nudo: girando il vostro sguardo nell’ambiente circostante potrete constatare la forte correlazione tra l’agricoltura biologica e la rinascita di una grande biodiversità in tutto il territorio del villaggio.

Anche l’economia del villaggio, grazie alla scelta dell’agricoltura biologica, è cresciuta e i “vignerons de Correns” è diventato un brand che sta conquistando i comuni vicini.

Sono qui per partecipare alla seconda edizione degli Entretiens de Correns (Colloqui di Correns), che quest’anno propongono il tema "Al di là del Bio - Come il rispetto per la terra contribuisce alla transizione sociale".

Ogni anno l’Amministrazione Comunale di Correns, assieme al Lou Labo – Laboratorio per lo Sviluppo Sostenibile della Provenza Verde – si propone di riunire coloro che sono impegnati a individuare nuove modalità di soluzione dei problemi del mondo in cui vivono, più sostenibili e conviviali. I “Colloqui” sono immaginati come uno spazio privilegiato per condividere esperienze e ricerche, mirano a creare i riferimenti per rispondere agli interrogativi che concernono il nostro futuro, coinvolgendo non solo la Provenza, ma anche altri territori e attori più distanti.

L’invito a partecipare è rivolto a agricoltori biologici e imprenditori, tecnici e impiegati, funzionari e rappresentanti degli Enti Locali e del mondo associativo, ricercatori e accademici, intellettuali e filosofi ... per promuovere l'emergere di progetti e strumenti utili per il nostro agire quotidiano.

Les Entretiens de Correns si propongono come un vero e proprio laboratorio di intelligenza collettiva, che quest’anno ha voluto invitare a riflettere su come i principi ispiratori dell’agricoltura biologica possano aiutarci a disegnare un futuro più sostenibile per il pianeta e per tutti noi. 

Mentre il Bio continua a crescere conquistando sempre di più l’attenzione dei consumatori e, conseguentemente, anche quella dell’industria e della grande distribuzione, qui a Correns ci si interroga su come evitare di perdere l’ispirazione originaria, per continuare a garantire un apporto innovativo alla soluzione dei problemi del pianeta ed evitare che l’agricoltura biologica diventi vittima del proprio successo.

Si, perché l’agricoltura biologica è soprattutto un insieme di principi e di valori, uno stile di vita, un “progetto culturale” piuttosto che un semplice “metodo colturale”. Occorre, dunque, mantenere viva l’attenzione sull’ispirazione primigenia per non perdere la ricchezza di questa esperienza.

Riassumere in poche righe due giorni di dibattiti e confronti non è cosa breve, mi propongo di ritornarci sopra prossimamente. Oggi voglio proporre anche a voi l’invito che ci è stato rivolto a Correns per ragionare e iniziare a trovare vocaboli e modi che esprimano i cambiamenti e le evoluzioni che coinvolgono l’agricoltura biologica, per non perdere l’orientamento.

Perché al di là del Bio? 
1. Al di là - locuzione avverbiale che significa andare oltre, superare la soglia, ma anche, per estensione, trasgredire. 

2. L’Agricoltura Biologica
L’agricoltura biologica è un insieme di principi e di valori che costituiscono una visione originale del modo in cui l’uomo si deve occupare della terra, dell’acqua, delle piante e degli animali per produrre, preparare e distribuire il cibo e altri beni. L'agricoltura biologica afferisce al modo in cui le persone interagiscono con paesaggi vivi, si rapportano l’uno con l’altro, contribuiscono a formare e custodire l’eredità per le generazioni future.

L'agricoltura biologica, opposta alla cosiddetta agricoltura convenzionale, che dovrebbe piuttosto essere chiamata chimica, è una tecnica di coltivazione e di allevamento che rispetta e ottimizza la natura delle piante, degli animali e del paesaggio (tre elementi indissolubilmente legati tra di loro), riduce al minimo gli interventi (sulla terra, sulle piante e sugli animali) e non utilizza fertilizzanti, fitofarmaci e medicinali veterinari di sintesi chimica. Al contrario, per aumentare le rese e la resistenza alle malattie, si usa la forza delle leggi naturali e, con opportuni interventi, si tende alla ricostituzione di un ecosistema e di un paesaggio vitali, rispettando la naturale fertilità del suolo. Obiettivo dell’agricoltura biologica è quello di nutrire l'uomo senza avvelenarlo e di conservare il suo ambiente. 

Oggi, però, ci troviamo di fronte a due tipi di agricoltura biologica:

1) il primo, che gli amici francesi hanno indicato come LE BIO (IL BIO s. m.), che ripropone un approccio industriale all'agricoltura. Rispetta i vincoli e le specifiche normative dell'agricoltura biologica, ma ha un approccio simile all'agricoltura chimica di cui ricalca la corsa alla produttività e allo sfruttamento delle risorse e dell'uomo. Questo approccio certo rimuove l'utilizzo della chimica, modalità propria dell'agricoltura convenzionale, ma non mette in discussione il modello di economia produttivistica e consumista, non affronta il tema delle relazioni che si devono instaurare con la natura e con l'uomo.
E, quindi, non affronta il tema della transizione, del cambiamento.

2) Il secondo, che è a Correns stato indicato come LA BIO (LA BIO s. f.), assume una visione olistica del ruolo dell'agricoltore e del suo rapporto con la terra. La dimensione umana, consente a questo tipo di agricoltura di essere un motore di transizione sociale perché, tra l’altro, ripristina il legame tra produttore e consumatore. Questo legame millenario, che è stato reciso dalla rivoluzione industriale dell'agricoltura chimica, largamente favorita dall’urbanizzazione della popolazione, ha allontanato gran parte dell'umanità dai ritmi e dai cicli naturali. 
LA BIO è un'agricoltura con una dimensione umana (un progetto culturale) che ha il pregio di porre l'attenzione di tutti sulla qualità del cibo, l'impatto ambientale della produzione e l'importanza del legame tra agricoltori e consumatori. È questo approccio all'agricoltura biologica che certamente giocherà e svolgerà un ruolo importante nella transizione della nostra società.

In Francia hanno risolto il problema indicando i due modelli di agricoltura biologica con un genere diverso: maschile (le BIO) per un’agricoltura biologica che si preoccupa solo di rispettare i regolamenti e le norme (la certificazione), femminile (la BIO) per l’agricoltura biologica che vuole recuperare la dimensione umana e naturale, il senso di un progetto che può aiutare la transizione, il cambiamento.

Da noi, qui in Italia, sono sicuro che ci sarà qualcuno che prende la palla al balzo e affermerà che, ecco, le certificazioni non servono! Ma a Correns, vi assicuro, nessuno si è sognato di mettere in discussione il rispetto delle norme vigenti per il biologico: semplicemente è il livello minimo da cui partire, per andare avanti.
In italiano è più difficile utilizzare solo i generi, maschile e femminile, per operare la distinzione. Però, potremo chiamare “biologicoil primo tipo di scelta, quella preoccupata solo dei regolamenti. Recuperare la denominazione “prodotto da agricoltura biologica” per indicare il secondo tipo, l’opzione di chi vuole intendere l’agricoltura biologica nella sua qualità di “progetto culturale”, con la sua visione olistica capace di generare il cambiamento
Cambiare le parole e le espressioni serve per adeguarsi alla realtà delle cose e dei sentimenti, oppure per aiutare a cambiarle.

Voi cosa ne pensate?

Print