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ItaliaBioNews

L’intelligenza del ravanello

Impariamo a scoprire l'intelligenza delle piante

  • 14 giugno 2018
  • Autore: italiabio
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L’intelligenza del ravanello
Intelligente” è una parola di origine latina, participio presente di intelligere, “intendere”, composto da inter, “tra”, e legere, “scegliere”. Intelligente è colui che ha facoltà e capacità di intendere, ovvero di tendere a un fine, percepire e comprendere. Quando parliamo di intelligenza ci riferiamo sempre agli uomini, contrapposti agli animali, a cui, peraltro, si riconosce intelligenza soprattutto quando dimostrano capacità di comprendere la parola e/o reagire agli stimoli dell’uomo. Adesso ci sono anche le macchine intelligenti, che sono quelle capaci di imitare un comportamento ritenuto peculiare dell’intelligenza umana. L’intelligenza artificiale già oggi è in grado di emulare il cervello dell’uomo fornendo prestazioni qualitativamente equivalenti e quantitativamente superiori e, domani, chissà… 

Siamo disposti a riconoscere una qualche forma di intelligenza agli animali, affidiamo compiti sempre più complessi e delicati all’intelligenza delle macchine, ma non siamo capaci di apprezzare l’intelligenza delle piante

Vi apparirà strano, ma è così, anche le piante sono esseri razionali. 

Su questo argomento Stefano Mancuso, neurobiologo e docente all’Università di Firenze, afferma che i vegetali hanno una propria capacità di raccogliere, elaborare e utilizzare le informazioni, tanto che “sentono” meglio degli animali. E la loro intelligenza è diffusa, non è concentrata in un solo organo (il cervello) come accade negli animali, il che rende i vegetali meno vulnerabili a incidenti e attacchi esterni. Stefano Mancuso ha scritto il libro "Plant revolution", pubblicato da Giunti, dove ci racconta, appunto, che le piante sono intelligenti, memorizzano, comunicano tra loro e che per migliorare la nostra vita sulla Terra dobbiamo replicare le reti vegetali sotterranee. 

Diciamo subito che non siamo soliti preoccuparci più di tanto del mondo vegetale, che consideriamo come utile componente dell’arredo domestico o urbano, fino a quando non scatta una reazione di fastidio perché nelle nostre aiuole l’erba è diventata alta, oppure perché prevalgono le erbacce infestanti. Solo con la produzione agricola i vegetali diventano una merce meritevole di considerazione perché ci forniscono alimenti e elementi necessari per la nostra vita. 

Un mondo che conosciamo poco, quello dei vegetali, eppure rappresenta la maggior parte della realtà vivente sul nostro pianeta. Il regno vegetale rappresenta il 97,3% della massa totale della materia vivente, mentre solo il 2,7% è la percentuale del regno animale nella sua globalità: di questa percentuale i 2/3 sono insetti e nel restante 1/3 ci sono tutti gli altri animali, compreso l’uomo e quest’ultimo rappresenta solo lo 0,01% dell’intera biomassa (fonte: Atlante della Terra, Utet 1999).

Emanuele Coccia, filosofo italiano che insegna a Parigi presso l’École des  Hautes Études en Sciences Sociales, nel suo recente libro “La vie des plantes” pubblicato in Francia nel 2016,  evidenzia come la filosofia da sempre ha trascurato i vegetali e come anche la biologia li consideri una semplice decorazione dell'albero della vita. Eppure, le piante danno vita alla Terra: creano l'atmosfera che ci circonda e sono all'origine del respiro che ci anima. 

Coccia ci ricorda che quando ci riferiamo al mondo vivente pensiamo immediatamente, e soprattutto, agli altri animali, con cui ci identifichiamo più facilmente. Ci sono nella nostra società movimenti che si battono per la protezione, o meglio la liberazione, degli animali. Nessuno, al contrario, mette in discussione la superiorità della vita animale su quella vegetale, il diritto alla vita e alla morte della prima sulla seconda. Per noi umani, quella dei vegetali è una vita senza personalità, che non suscita empatia. 

D’altra parte i vegetali non sembrano influenzati da questa perdurante negligenza, mostrano un’indifferenza regale verso gli umani, la cultura dei popoli, l'alternanza di regni ed epoche, non hanno occhi, orecchie per cogliere il mondo che le circonda, gambe per muoversi, sembrano assenti. Ma sono vivi e partecipano al mondo in comunione totale con l’ambiente che li circonda. 

La nostra vita non potrebbe esistere senza l'operato e senza la presenza dei vegetali!

Le piante vedono il mondo da prima che fosse plasmato dall’uomo, lo hanno colonizzato e reso vivibile, non si sono limitate a adattarsi all’ambiente, ma lo creano in continuazione: hanno modificato e modificano costantemente l’atmosfera, assorbono carbonio e producono l’ossigeno necessario a tutti gli altri esseri viventi. 

La sopravvivenza di quasi tutti gli esseri viventi dipende dall’esistenza di altri esseri viventi. Vita si nutre di vita, gli uomini si nutrono di quella di altri animali e delle piante. Gli animali sopravvivono grazie alla vita che si scambiano con altri animali e con le piante durante il processo di alimentazione. C’è un flusso vitale che passa attraverso il cibo, vivere significa approfittare della vita di altri.

Solo le piante sfuggono a questa regola, esse non si cibano di altri esseri viventi né di materia organica, trasformano le sostanze minerali, la luce solare, l’aria con cui vengono a contatto, costruiscono il proprio corpo assorbendo carbonio dall’aria che le circonda, animano sostanze minerali. 

Coccia ci invita a pensare in maniera nuova al nostro Mondo, a intenderlo come un’atmosfera, una rete di relazioni tra gli esseri che interagiscono tra di loro, senza soprusi gli uni sugli altri, in cui le piante sono il paradigma. Per vivere in armonia con la natura dobbiamo capire le piante e solo se assumiamo il punto di vista di foglie, radici e fiori per cogliere l’intelligenza del ravanello, possiamo capire il mondo.

Così ci sembrerà più facile capire il Tommasino della novella di Luigi Pirandello

“Canta l’Epistola” che aveva seguito giorno per giorno la breve storia di “un filo d’erba” e non poteva confessare la sua esperienza.

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