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ItaliaBioNews

Il diavolo e l’acquasanta, la GDO e il bio

Un nuovo ruolo per i negozi specializzati

  • 11 agosto 2018
  • Autore: italiabio
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Il diavolo e l’acquasanta, la GDO e il bio
Grande distribuzione, vendite offline e online, come cambia la vendita del bio

Cresce l’interesse della Grande Distribuzione per il bio. AssoBio (associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici e naturali), in un recente report, ha evidenziato che dopo un triennio che ha visto un'impennata delle vendite a tassi annui tra il 18 e il 19%, il biologico è tornato a crescere a un tasso del 10.5% rispetto al solo 2,8% dell'alimentare nella sua totalità. I ricercatori evidenziano che le vendite nei supermercati sono a + 15,8% e quelle degli ipermercati a +11,7%. In particolare viene segnalato che dei 1.522 milioni di maggiori vendite di alimentari nell'ultimo anno, 156 milioni derivano da prodotti biologici.

La grande distribuzione ormai da più anni sta trainando le vendite del comparto bio, mettendo in difficoltà i negozi specializzati, che sono stati i protagonisti principali dello sviluppo del settore. La più parte dei distributori di prodotti biologici in Italia, attratti dai volumi che la GDO può movimentare, ha scelto di inserire le proprie referenze in supermercati e ipermercati: così hanno fatto Probios, Fior di Loto, Ki e altri ancora. Ecor, invece, uno dei distributori più importanti, che controlla la catena dei punti vendita Naturasì, ha scelto di collaborare con Amazon

Ma tra le vendite offline, la grande distribuzione, e le vendite online, soprattutto Amazon, è iniziata una gara impegnativa, con invasioni di campo reciproche. Una situazione destinata a evolversi rapidamente, visto le scelte che i vari competitori stanno operando e lo scontro, neanche a dirlo, sarà globale.

Carrefour, il retailer francese massicciamente presente in Italia sta lavorando da qualche anno per sviluppare la sua rete di negozi tutti dedicati ai prodotti bio: Carrefour Bio, che conta già 20 punti vendita in Francia. Si tratta di un nuovo format di negozio con superfici fino a 200 mq, posizionati nei centri cittadini. I clienti possono scegliere di fare i loro acquisti tra un’offerta che comprende prodotti freschi e prodotti trasformati, per un totale di oltre 2000 articoli, "tutti a prezzi bassi", assicura la catena francese. Il negozio ha anche un orario di apertura lungo, che copre full time la fascia oraria 08:00-21:00, e non chiude nemmeno la domenica mattina, in modo da adattarsi meglio agli stili di vita dei propri clienti. 
Lo scorso 18 luglio, il colosso francese ha reso noto di avere rilevato So.bio, insegna di supermercati specializzati che possiede otto indirizzi nel sud-ovest della Francia. L'intenzione dell'acquirente è di aprire, a breve, altri due punti vendita, per poi espandere il marchio su scala nazionale, mantenendone intatto il brand e la relativa offerta. Carrefour si avvarrà della nuova società controllata per potenziare la propria offerta bio lungo tutta la catena di distribuzione, con lo sviluppo di corner So.bio all’interno della propria rete, e, online, tramite Greenweez.com, uno dei più importanti siti specializzati con un assortimento di 20 mila referenze, 800mila clienti, 100mila fan Facebook e più di 2 milioni di ordini, di cui 400mila consegnati nel 2017.

Dall’altra parte Amazon, tra le prime grandi imprese a vendere merci su internet, che l’anno scorso è entrata nel business della distribuzione bio e ha acquistato per 13,7 miliardi di dollari la catena americana Whole Foods, una catena con 460 negozi bio, che offre 30 mila prodotti organici certificati e 13.500 prodotti certificati non Ogm, temi non proprio allineati con il nuovo corso dell’amministrazione Trump. Un acquisto da 13,7 miliardi di dollari: si tratta della più grande acquisizione mai fatta dal gigante dell’e-commerce nonché del più alto prezzo mai pagato nella storia per una catena di supermercati, pari a quasi il doppio dell’offerta recentemente avanzata dai cinesi di Yda Investment, e respinta dalla famiglia Caprotti, per comprare Esselunga.

Vendite online e offline si confronteranno e ciascun operatore punterà a valorizzare i suoi punti di forza per trasformare il cibo bio da segmento riservato a pochi a business di massa, utilizzando le tante innovazioni utili a migliorare i servizi connessi alla vendita: consegnando la spesa a domicilio con prezzi da abbonamento e semplificando le operazioni di acquisto a un target che ha poco tempo a disposizione, ma vuole selezionare con attenzione la propria spesa, senza file alle casse e con ordinazioni e pagamenti online.

In mezzo, però, ci stanno anche i negozi specializzati, che oggi stanno soffrendo la concorrenza della grande distribuzione e delle vendite online. Una realtà destinata a scomparire? Non proprio, a condizione che gli operatori sappiano cogliere la necessità di operare un profondo cambiamento. Quale? Legandosi maggiormente alla produzione locale, sviluppando maggiori servizi e un nuovo rapporto con i clienti, una diversa e più avanzata collaborazione con la produzione agricola. E anche, finalmente, sviluppando la capacità di consorziarsi.

Italiabio sta sviluppando un progetto dedicato ai negozi specializzati, che si sta organizzando a partire dall’area torinese e piemontese. Se siete interessati potete scrivere a: ciao@italiabio.net 

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