ItaliaBioNews

Sicilia: le aziende biologiche sole al traguardo

L’allarme di Italia Bio: grandi potenzialità ma scarse risorse

  • 5 ottobre 2018
  • Autore: italiabio
  • Numero di visite: 544
  • 0 Commenti
Sicilia: le aziende biologiche sole al traguardo
L’allarme di ItaliaBio: grandi potenzialità, scarse risorse e poca voglia di guardare lontano 

Per Isola Bio Sicilia: superare il 50% della SAU con il biologico è un traguardo possibile   

l’Associazione Nazionale ItaliaBio ha indirizzato una lettera all’assessore regionale dell’agricoltura della Sicilia per chiedere un incontro urgente sui temi delle principali emergenze dell’agricoltura biologica e sullo stato di attuazione delle misure del PSR Sicilia che riguardano l’importante comparto. Nel corpo della lunga lettera il presidente di ItaliaBio Ignazio Garau ha soprattutto richiamato l’attenzione sul ruolo strategico che riveste l’agricoltura biologica in seno all’agricoltura italiana.  Secondo ItaliaBio, che si rifà in parte ai dati SINAB pubblicati in occasione dell’ultima edizione del “Sana di Bologna”, la Sicilia mantiene il primato di regione più biologica di Italia rappresentando al 31/12/2017 ben il 31,1% della SAU regionale certificata in bio, con un incremento di superficie pari al +17,5% sull’anno precedente”. Un dato che già da solo, dice Ignazio Garau – presidente di ItaliaBio, dovrebbe essere sbandierato con orgoglio e soddisfazione, mostrando una regione che cresce all’insegna della qualità e trova sempre maggiore gradimento dai mercati e dai consumatori.

Anche sul fronte dei consumi infatti i dati sono confortanti. Cresce l’interesse dei consumatori per i prodotti certificati Bio. Si stanno affermando e strutturando anche in Sicilia, nuove forme di filiere corte e di vendita diretta. Mentre la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) sta investendo molto sul biologico. Positivi i segnali sul fronte dell’esportazione. Sempre secondo ItaliaBio “oltre il 50% della produzione nazionale è destinata all’esportazione”, cosa che fornisce il quadro di un settore vitale, in costante espansione, che contribuisce positivamente all’economia nazionale, anche per l’attenzione che l’agricoltura biologica riserva alla qualità del nostro ambiente”. 

Ma non tutto è rosa e fiori. L’allarme di ItaliaBio, ormai l’unica struttura a livello nazionale rimasta a colmare il gap di rappresentanza del settore biologico italiano, riguarda soprattutto il caso Sicilia in seno al caso nazionale e cioè: le risorse destinate al settore sono scandalosamente esigue.  Si consideri – incalza ItaliaBio -  che “nel panorama nazionale l’agricoltura biologica copre il 15% della superficie agricola in Italia e riceve meno del 3% dei finanziamenti europei e nazionali per un ammontare di appena 963 milioni di euro su un totale di 41,5 miliardi di euro destinati a sostenere l’agricoltura italiana. Cui bisogna si aggiungere i circa 21 miliardi del cofinanziamento nazionale”.  E se possibile peggiore è la situazione della Sicilia, considerato il suo pregiato 31% della SAU regionale. 

La Sicilia, infatti, dall’alto del suo 31% di SAU regionale certificata in bio, rappresenta la metafora di un Paese, l’Italia, dalle grandi tradizioni enogastronomiche, già patria delle denominazioni di origine controllata e protetta (DOC, DOP, IGT etcc.), che non mostra il minimo coraggio politico nel credere fino in fondo alle sue potenzialità. Che non risponde con responsabilità e coraggio alla crescente domanda di cibo di qualità dall’inequivocabile valore salutistico e caratterizzato dal basso impatto ambientale. La Sicilia, prima tra tutte, ancorché perché forte della sua autonomia politica e amministrativa, dovrebbe dare esempio di volontà e determinazione nel credere e investire nell’agricoltura sostenibile certificata bio

. Dovrebbe puntare, perché no, ad una incidenza percentuale sulla SAU regionale superiore al 50%, traguardo tutt’altro che velleitario. Si consideri infatti che da uno studio elaborato dal Consorzio siciliano del biologico – Isola Bio Sicilia, tuttora attuale, l'intera superficie agricola della Sicilia, circa 1.543.119 ha su cui operano 220.000 aziende agricole è per il 94% è rappresentata da aziende individuali con utilizzazione prevalente (74%) di manodopera familiare, con una superficie media aziendale di Ha 6,3 (quasi raddoppiata rispetto al 2000). Dati che delineano un quadro socio economico aziendale di spiccata compatibilità con i requisiti di ingresso al mondo del biologico. Se poi si aggiunga il fatto che la superficie agricola utilizzabile (SAU) è rappresentata per la stragrande maggioranza (oltre il 90 %) da coltivazioni estensive che presentano una elevatissima suscettibilità alla conversione in biologico. Stesso dicasi per i vigneti, gli oliveti e gli agrumi. Colture che là dove condotte in bio non presentano particolari difficoltà. Esiste poi una modesta percentuale di SAU rappresentata da frutta fresca e ortaggi, incluse le colture protette, che presentano un livello di suscettibilità minore alla conversione in bio (in verità più per modello organizzativo economico che per difficoltà di tipo agronomico e fitopatologico). In un quadro siffatto è plausibile   pensare che l’attuale 31% della SAU biologica siciliana, possa arrivare facilmente al 51%.  Per mostrare una Sicilia dal volto nuovo della sostenibilità. Un grande crogiolo di qualità alimentare e ambientale. Tradizionale laboratorio di gastronomia internazionale, di cultura del cibo e della dieta mediterranea.  

Le richieste che Italiabio intende rivolgere all’Assessore all’Agricoltura sono di ordine pratico. Riprendono   le esigenze che ormai il mondo biologico siciliano manifesta da più parti. Per primo un maggiore impegno a garantire risorse alle aziende biologiche siciliane; quindi maggiore attenzione nella formulazione dei nuovi bandi ed al completamento della fase istruttoria dei bandi in corso. Tra questi emblematica la Mis. 6.1.  PSR - insediamento giovani imprenditori. Un bando dal valore di ben 235 milioni di euro che rischiano di non essere spese per intero e di penalizzare proprio i giovani che intendono insediarsi in un’azienda biologica. Nello specifico si chiede da più parti che quando l’azienda agricola oggetto della richiesta è biologica, cioè sottoposta al regime di agricoltura biologica per l’intera superficie e che commercializzi almeno il 50% della propria produzione come certificata bio, al “giovane imprenditore” che subentra venga attribuito il punteggio di 12 punti, per come chiaramente previsto dal bando. Secondariamente si chiede che l’intero budget di 235 milioni di euro sia utilizzato per intero, lasciando scorrere le graduatorie sino all’esaurimento di tutte le richieste presentate e risultate idonee. Per altro di poco superiore all’obiettivo previsto dalla programmazione 2014/2020 fissato in 1.600 nuovi insediamenti. Altra emergenza per le aziende biologiche siciliano è rappresentata dall’empasse della Misura 11 PSR, il contributo alle aziende bio  che dovrebbe  servire a compensare i maggiori costi che le aziende debbono sostenere per realizzare delle produzioni biologiche, ed indirettamente a gratificarle per l’impegno e il vantaggio che il biologico  rappresenta per la salute dei consumatori e per l’ambiente.

Ad oggi a causa di una serie di anomalie procedurali afferenti al   sistema AGEA, non si riesce a sbloccare il pagamento di circa n° 1.200 pratiche relative all’anno 2015 e circa 2.100 pratiche relative all’anno 2016. Da più parti si chiede un intervento risolutivo che dopo ben tre anni di attesa possa dare sollievo alle aziende bio che intanto continuano a sostenere un maggiore peso di burocrazia e gli alti costi della certificazione del sistema produttivo biologico.
Insomma per Italiabio, l’Italia delle tante eccellenze e della qualità agro alimentare, può ripartire anche per il biologico dalla Sicilia, dove oltre 11.000 produttori danno quotidiana prova di amore per la qualità ambientale e salutistica dei cibi, ma dove l’interesse e l’impegno istituzionale e politico stenta a palesarsi. Ancora una volta si guarda tradizionalmente alla Sicilia come ai grandi laboratori culturali e normativi della storia contemporanea, di produzione e di elaborazione giuridica e culturale, capaci di valorizzare la spiccata suscettibilità del territorio alla sostenibilità dei modelli di produzione e consumo. La Sicilia, come buona parte dell’Italia rurale ha un urgente bisogno di recuperare quelle importanti fette di mercato che le produzioni mediterranee hanno di recente perduto, invase dalle produzioni massificate del mercato globale, anche grazie a sciagurati accordi bilaterali iniqui e penalizzanti per l’economia agricola isolana. L’intero sistema biologico italiano trarrebbe vantaggio da una maggiore attenzione della politica Siciliana verso il settore agricolo e biologico, di questo si dice certa ItaliaBio

, che nel suo impegno quotidiano per rappresentare il settore a livello nazionale, ha intanto avviato un momento di confronto e di consultazione con le varie realtà biologiche dell’Isola, in attesa di un confronto programmatico con i massimi decisori istituzionali del settore.  

Calogero Alaimo Di Loro
Presidente Consorzio Isola Bio Sicilia 
Print