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ItaliaBioNews

L’isola biologica e l’Earth Overshoot Day

Le regioni del sud trincea per la sostenibilità italiana

  • 6 agosto 2019
  • Autore: italiabio
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L’isola biologica e l’Earth Overshoot Day
Il convegno di Cianciana del 28 agosto 2019, rimanda direttamente  ai  problemi globali e  con profetico tempismo anticipa di un solo giorno l'Earth Overshoot Day, cioè il giorno in cui la Terra esaurisce le sue risorse naturali annuali e l’umanità per sopravvivere inizia a depauperare il “capitale natura”.  

Una data che purtroppo si avvicina sempre di più. Solo trent’anni fa cadeva a ottobre; 20 anni fa alla fine di settembre; l’anno scorso è arrivata il 1° agosto, quest’anno già il 29 luglio. Non solo, se esprimiamo l’impronta ecologica in termini di  suolo coltivato per unità di consumo, risulta  che, se l’umanità intera adottasse oggi  l’attuale regime di consumo italiano, per soddisfare i bisogni della popolazione mondiale, avremmo necessità  di 2.6 pianeti come la Terra all’anno. E, addirittura, se adottassimo il modello di consumo statunitense o australiano i pianeti necessari diventerebbero 5, e così via per tutti i paesi industrializzati della terra.  

Quali atti quotidiani e quali grandi cambiamenti di paradigma potrebbero invertire la tendenza al degrado del pianeta?  La produzione di cibo influisce sull’impronta ecologica per circa un terzo. Pertanto un cambiamento di atteggiamento alimentare a livello globale mediante: preferenza per il cibo a basso impatto ambientale, bilanciamento calorico e maggiore uso  delle proteine vegetali, nonché riduzione degli sprechi alimentari di  almeno il 50%, potrebbe comportare un significativo ridimensionamento dell’impronta ecologica complessiva.
L’agricoltura biologica e i sistemi di produzione sostenibile in generale contribuiscono, inoltre,  in modo considerevole anche per altri aspetti. Infatti, oltre a esercitare un’azione diretta di contrasto dei cambiamenti climatici mediante la cattura della CO2 che rimane  imprigionata nella sostanza organica, consente la ottimizzazione del bilancio energetico di produzione proprio per il non uso dei fertilizzanti chimici e delle tecniche energivore ed invasive del metodo convenzionale.

Le 75.873  aziende biologiche italiane contribuiscono già  agli obiettivi di sostenibilità generale del Paese e del Pianeta, prendendosi cura degli oltre 1,9 milioni di Ha di superficie certificata in bio (circa il 15% della SAU  nazionale) .

La sola Sicilia ricordiamo ne ospita una quota considerevole pari al  22,3% del totale. E con la Sicilia l’intero sud partecipa di fatto al “banchetto virtuoso del biologico nazionale”. Si pensi che Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, assieme totalizzano 1.013.942 Ha e rappresentano oltre il 53% della superficie biologica nazionale (Ha 1.908.653 nel 2017 – fonte sinab) . In altre parole se l’Italia può fregiarsi di essere il paese più biologico d’Europa ed in valore relativo il più biologico del mondo, lo deve in buona parte alle quattro grandi regioni meridionali, Sicilia in testa.

Quanto è velleitario allora sognare la “Sicilia isola biologica”? Quanto è realistico chiamarla, invece, ad un   ulteriore eroico passo che dall’attuale 31% della Superficie agricola biologica certificata possa portarla a raggiungere il 51 % e  poterla “certificare” isola  biologica. Ma soprattutto quanto è diffusa  la consapevolezza che l’attuale sistema globale di produzione e traslocazione delle “merci alimentari” non è compatibile con le esigenze dell’ambiente e la libertà dei popoli.
Infatti, è emerso chiaramente dal convegno che il cibo non è una merce, ma un “bene/valore” che serve a  nutrire l’uomo per renderlo sano, libero e felice.
L’area di mercato europea è un sistema economico chiuso formato da ben 741 milioni di abitanti/consumatori. Il doppio degli Stati Uniti e per venti volte il Canada. Eppure, colpevoli una serie di accordi bilaterali iniqui e penalizzanti, questo grande sistema chiuso risulta invaso da “merci alimentari” spesso di pessima qualità salutistica e fortemente gravati dal peso ambientale. Tra tutti il grano duro e tenero, il pomodoro, l’olio d’oliva, le carni rosse
Spostamenti  di merce che di fatto aggravano le condizioni di marginalità delle regioni del Sud Italia, ponendole fuori mercato e che pesano, con l’impatto dei trasporti, sul bilancio energetico globale e i cambiamenti climatici.

Insomma tanti i temi e gli argomenti analizzati per discutere e sostenere le ragioni di una Sicilia Biologica da costruire assieme guardando con ottimismo ai bisogni dell’Uomo e alla Terra quale grande e indispensabile Bene Comune. 
 
                                                                                     
  Calogero Alaimo Di Loro

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Categorie: Eventi
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